Massimo Priviero - Rock & Poems

Non è per nulla un caso che “Rock & Poems” abbia ricevuto diversi elogi dalla critica musicale, guadagnandosi il premio Buscadero come miglior album del 2007. Sin dal primo ascolto si ha la netta sensazione di avere tra le mani un prodotto di qualità. Il sound arriva pregno di una produzione curatissima, equilibrata tra il sontuoso e il misurato al punto giusto, mentre la voce dello stesso Priviero colpisce per intensità e carica emotiva, distinguendosi come il classico marchio di fabbrica destinato a non finire nel dimenticatoio dell’ascoltatore.
Il progetto è un album di rilettura di alcuni grandi classici degli anni ’60-’70. Trovano posto nomi altisonanti come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Tom Waits, Eagles e molti altri a cui si aggiungono due versioni in inglese di brani originali dello stesso cantante, “Resistance” e “Marchin’ On”.
Il disco si apre con una mossa audace: l’intramontabile delicatezza folk di “Blowin’ In The Wind” è scossa da chitarre elettriche che paiono sottolineare, tra i picchi rabbiosi del cantato, il vero messaggio di protesta che la canzone porta con sé. Sicuramente una reinterpretazione curiosa, ma riuscita, del capolavoro di Robert Allen Zimmerman, in arte Bob Dylan.
Al beniamino indiscusso di Massimo Priviero viene dedicato un secondo tributo con la cover di “Chimes Of Freedom”, spogliata della sua originale veste minimale ed acustica a beneficio di una energica carica rock.
Tra i brani di spicco di questo album, troviamo anche una rivisitazione particolare di un classico di Springsteen, “The Promised Land”, studiata in chiave rallentata al fine di focalizzare l’attenzione sul testo, ancor prima che sulle sottili linee di pianoforte e dei pochi altri strumenti che sorreggono la melodia.
Chi ricorda le voci vellutate di Paul Simon e Art Garfunkel, non potrà che stupirsi nel riconoscere l’efficace soluzione trovata per ritmare con decisone “The Sound Of Silence”, in un crescendo di entrate strumentali che valorizzano senza mai “violentare” il sempreverde inno del duo americano.
Particolarmente interessante risulta anche l’esperimento di “crossing” tra la versione di Tom Waits e la cover degli Eagles per “Ol’55”, il capolavoro giovanile dell’eclettico cantautore di Pomona .
“The Great Pretender” è una vecchia incisione molto cara a Massimo in quanto rievoca immagini materne nel periodo della sua infanzia: in “Rock & Poems” le memorie di quei giorni ormai lontani si sposano col gusto musicale sviluppato negli anni, dando origine ad una versione gradevolmente rock'n'roll del celebre successo dei Platters.
Segue una delle tante meraviglie dei primi Eagles, “Desperado”, presentata in uno spaccato musicale dapprima essenziale e poi spinto che, ancora una volta, sembra non contaminare il quadro che l’ascoltatore ha in mente dell’opera originale. “Have You Ever Seen The Rain” dei Creedence Clearwater Revival si aggiunge alla scaletta del cd senza stupire più di tanto: la rilettura è piuttosto fedele all’originale, ben fatta e festosa, sebbene risulti comunque la traccia più anonima del progetto. Discorso opposto, invece, per “Lily Of The West”, melodia tradizionale irlandese dal titolo “Lakes Of Ponchartrain”, rimanipolata con grande maestria e originalità.
Luci puntate ora sulle due canzoni griffate Priviero, “Resistance” e “Marchin’ On”, traduzioni in inglese di “Dolce Resistenza” e “La Strada Del Davai”. La prima pare funzionare molto bene in entrambe le lingue, rivelandosi pezzo “hit” davvero ben strutturato: risulta forse meglio riuscita, ma per pochissimo, la versione anglofona, che ci porta nell’arrangiamento dalle parti di “Rendezvous” e “Be True” ( Bruce Springsteen, ndr ); gli ideali che emergono dai versi, invece, sono ovviamente tutti lì, nel grande cuore di Massimo Priviero. Al contario, molto bene anche “Marchin’ On”, non in grado tuttavia di superare l’eccellenza che la curiosa stesura in veneto regala a “La Strada Del Davai”, canzone dal testo estremamente riflessivo e atto a fare rivivere all’ascoltatore frammenti della storia del nostro Paese: va da sé, quindi, che un cantato in lingua italiana, seppure dialettale, appaia più adatto per apprezzarne appieno il valore. A chiusura del disco “We Shall Overcome”, brano che valorizza a pieno la voce di Priviero. Il grido di speranza sale al cielo senza bisogno di arrangiamenti pomposi che disturbino l’intensità emotiva di questo refrain che pare suonare a metà tra un canto popolare e un inno nazionale.
Concludendo questa analisi, si può a ragione affermare che questo sia un cd da non farsi assolutamente sfuggire, un’occasione imperdibile per conoscere Massimo Priviero, una delle migliori voci rock del panorama musicale italiano.
Marco “Rice” Ricci
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