Vision Divine 15/05/09

 

 



Il 2009 è un anno importante per i Vision Divine di Olaf Thorsen, che attraverso una storia quanto mai movimentata giungono a festeggiare il decimo anno di carriera. Due sono le novità che coronano quest'importante tappa: il recente ritorno dello storico singer Fabio Lione, già ufficializzato la scorsa estate durante l'apparizione al Rockin' Field ( v. articolo ) ed un album nuovo, uscito a febbraio, capace di chiarire nel tempo di undici tracce quanto attualmente il sestetto goda di buona forma.
Il metal gossip, poi, non ci interessa, ma se qualcuno ritiene che “la coerenza sia la virtù dei mediocri”, ecco dipingersi sotto agli occhi la concreta smentita: testardaggine e determinazione ripagano, almeno in questo caso, gli sforzi di chi crede in ciò che fa.
E' dunque questa la cornice che accoglie il nuovo “9 Degrees West Of The Moon”, venuto alla luce grazie al sapiente lavoro di Thorsen coadiuvato da Lione e da quella geniale mente contorta di Timo Tolkki, presente anche in questo album in veste produttore.
Dopo la presentazione ufficiale ed il positivo riscontro ottenuto dalla stampa arriva anche il momento di portare il proprio lavoro in sede live per affrontare il giudizio del pubblico attraverso un tour colmo di date e proprio in occasione della tappa al Soundtrack noi di Musictarget abbiamo deciso di seguire la performance dei Vision Divine.
Un pubblico forse non troppo numeroso, ma sicuramente entusiasta e curioso di vedere all'opera i propri favoriti inizia a riempire lo spazio antistante il palco, impaziente di scoprire cosa riserva il presente del combo. Sono le note di “Letter To My Chiald Never Born” a sancire l'inizio del concerto e scelta migliore non poteva essere fatta. La sua melodia, costruita su una possente struttura di basso e batteria, creata dal saldo binomio Bertocchi/ Bissa nella quale si intrecciano le trame delle due chitarre di Thorsen e Puleri, impreziositi da leggeri passaggi della tastiera di Lucatti, accompagna i fans nella nuova era Vision Divine. Conclusa quel
la che si poteva intendere come trilogia iniziata con “Stream of Consciusness”, proseguita con “The Perfect Machine” e finita con “The 25th Hour” la band si propone con sonorità meno “oscure” trasportando chi ascolta a “9 gradi ad ovest della luna”, alto esempio di symphonic metal di cui l'Italia può andare fiera. Non c'è che dire, i nostri hanno voluto regalare un inizio altisonante ed il pubblico, che non lesina applausi, apprezza ciò che sente e vede, tanto che con “Violet Loneliness” decide di unirsi all'inciso e di cantare insieme a Lione. Se i presenti sono carichi, chi sta sul palco non è da meno e mentre si rievoca il passato attaccando con “A Day of a Never Ending Day”( da “The Perfect Machine” n.d.r. ) i sei decidono di lasciare in un angolo qualsiasi ritrosità e si concedono totalmente all'interazione con chi sta sotto al palco proponendo quello che ritengono essere il brano che meglio si adatta alla dimensione live “The Streets of Laudomia”. La mano potente di Alessandro Bissa nulla risparmia alla sua batteria e mentre detta con precisione i veloci tempi su cui vive la canzone incita tutti a seguirlo con cori. La serata viene principalmente dedicata al nuovo album con qualche assaggio dei lavori precedenti, ma è proprio sui nuovi pezzi che ci si può fare un'idea di come la band abbia anche questa volta ritrovato la propria identità a discapito di cambiamenti che potevano in qualche modo minarne l'equilibrio. In particolare “The Killing Speed of Time” vanta un Fabio Lione capace di mostrarsi nella sua veste di cantante eclettico: il graffiante screem che sfodera nelle battute iniziali è qualcosa che lascia senza parole, sopratutto se a questo si affiancano gli acuti di classe ed i cantati più soft che si ritrovano lungo tutta la sua performance. Viene poi concesso un momento di “amarcord” con il trittico “Alpha and Omega” (da The 25th Hour” n.d.r. ), seguita da due perle tratte da “Stream of Consciusness” quali “The Secret of Life” e “Colors of My Word”, durante la quale Cristiano Bertocchi si lancia in un solo di basso dal groove trascinante lungo quanto basta a scatenare urla di approvazione sotto al palco. La performance procede nella sua set list senza nessun calo di tensione, anzi, i Vision stasera hanno deciso di strafare e davanti ad un pubblico in balia della loro musica arrivano a toccare un altro apice con “Angels in Disguide” dove sono le chitarre a fare gli onori di casa: mentre Federico Puleri con classe disegna la ritmica del pezzo attraverso articolati riff, Olaf Thorsen, di cui le credenziali ormai sono note a tutti, fa sfoggio di veloci soli e passaggi tecnici che si rincorrono sul manico della sua chitarra. Sono le note di “9 Degress West of The Moon” a condurre verso la conclusione della serata mostrando ora la bravura di Alessio Lucatti, degno erede di Oleg Smirnof, che con le sue tastiere accompagna l'incedere del brano attraverso linee melodiche che arrivano a tratti lievi ed a tratti più maestose e dense di pathos. Con “Send Me an Angel” Olaf e compagni salutano il Soundtrack, ma come buona tradizione insegna, solo per poco. I sei tornano infatti sul palco per regalare gli ultimi due brani del nuovo album che ancora non sono stati eseguiti ed ecco allora “Fly”, cantata insieme ai presenti, seguita dalla cover “Touch Of Evil”, indimenticabile successo dell'immortale “Painkiller” dei Judas Priest, interpretata magnificamente da Fabio Lione, che stasera ha voluto davvero rendere palese come il suo ritorno non sia stato una forzatura, quanto piuttosto il naturale evolversi della storia della band.  Tra le urla di un pubblico soddisfatto si chiude questa prova live dei Vision Divine che, possiamo dirlo, hanno ottenuto un riscontro assolutamente positivo e mentre il locale spegne le luci del palco e si prepara a chiudere i battenti, i nostri si concedono ai fans per gli autografi e le foto di rito. Non resta che fare ancora una volta di più i complimenti a Thorsen ed a tutti i Vision Divine perché, almeno secondo il parere di chi sta scrivendo, con “9 Degrees West of The Moon” hanno saputo dare prova del valore insito nell'animo di questa band.

Elisa Penati

 


 

 

Di' la tua sul nostro forum