Folkstone 21/09/09

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Otto “Briganti di montagna” con l'anima impregnata del più grezzo ed autentico spirito medievale, capaci di rimanere ciò che sono sia sul palco che davanti al bancone della loro amata Taverna: questo sono i Folkstone.
La band, divenuta ormai una dei principali portabandiera del folk metal italiano, è stata capace di conquistare i cuori di un folto stuolo di fans con un solo album, meritevole anche di aver varcato i confini patrii, portando la musica di questi ragazzi nel più ampio ed impervio territorio europeo. In occasione dell'inaugurazione del nuovo locale bergamasco, il Soundtrack, che ha organizzato un concerto imperdibile con in bill appunto i Folkstone di spalla ai Finntroll, Lore e Ferro incontrano i giornalisti per un'intervista che vuole essere un bilancio a conclusione di questo periodo ricco di soddisfazioni per la band. Ecco quanto le due menti fondatrici dei Folkstone hanno raccontato, buona lettura!
- I Folkstone sono ormai diventati l'icona del folkmetal italiano, conquistando con il solo primo album il pubblico italiano e pian piano anche quello estero, possiamo fare un bilancio sui risultati ottenuti con “Folkstone”?
Lore: “Folkstone” è andato al di là di ogni nostra aspettativa! Nessuno di noi credeva, nel momento in cui abbiamo iniziato a lavorare a questo disco, che saremmo riusciti ad ottenere questi ottimi risultati e soprattutto che all'uscita del disco sarebbero anche seguite due consistenti tournée, la prima con cinquanta date e la seconda con in calendario circa settanta live. Dico la verità, non riusciamo ancora a crederci, ma siamo sinceramente contenti perché riteniamo di aver raggiunto un buon traguardo che ha ricompensato ampiamente il nostro lavoro. La nostra storia parte dalla voglia che alcuni amici avevano di suonare insieme divertendosi ed effettivamente facendo questo siamo arrivati ad oggi raccogliendo davvero tante soddisfazioni.
Ferro: Probabilmente tutto questo è stato possibile anche grazie alla novità che il genere folk metal porta con sé. Se guardiamo la situazione italiana si vede chiaramente che non c'è molto in questo campo, quindi può anche essere che la ventata innovativa made in Italy abbia solleticato la curiosità del pubblico. Forse a questo si può anche aggiungere la spontaneità che ci caratterizza e connota i nostri concerti: probabilmente ha avuto un ruolo determinante anche questo aspetto.
L.: Sono d'accordo! Noi siamo così, i musicisti che vedete sul palco sono le stesse persone che trovate davanti al bancone della taverna con una birra in mano e la nostra spontaneità, ovviamente, è parte essenziale della nostra musica, dei nostri testi! Non sappiamo quanto questo periodo positivo e gratificante per la nostra musica potrà durare, però non stiamo troppo a preoccuparci del futuro, andiamo avanti così... almeno finché regge il fegato! (risate n.d.r.)
- Facciamo un passo indietro: com'è nata la passione per il folclore in generale e per il folk metal in particolare?
L.: Nulla è stato un caso. Tutti noi abbiamo in comune la passione per il periodo medievale, per esempio io amo, fin dai tempi del liceo, la storia, Ferro pratica scherma medievale ed a questo uniamo anche un forte legame con la nostra terra. La musica metal ci appartiene da sempre, prima dei Folkstone ognuno di noi ha sondato anche altri terreni dall'heavy, al death, al crossover, poi pian piano abbiamo iniziato a pensare ad un progetto nostro più concreto che unisse al suo interno tutte le nostre passioni ed il progetto a preso forma. Nella nostra valle esiste la cornamusa bergamasca, perciò abbiamo deciso di usare anche questo strumento nella nostra musica, era un passaggio quasi obbligato. Ripercorrendo la nostra storia tutto ha inizio nel 2005 quando Ferro, F orese ed io abbiamo deciso di dar vita a questo gruppo. All'inizio io suonavo la chitarra e cantavo, Ferro era al basso e Forese alla batteria, c'era poi un ragazzo alle tastiere che si occupava anche della linea delle cornamuse. Questo però non era quello che volevamo, così ho imparato a suonare questo strumento, però ovviamente cantando non potevo fare molto. Così abbiamo iniziato ad assillare Matteo, mio vecchio compagno di sbronze, cercando di convincerlo ad entrare nella band suonando la cornamusa, alla fine ha accettato e non è entrato in line up solo lui, ma anche la sua ragazza! siamo tutti autodidatti, ci definirei una compagnia di amici che suona insieme e si diverte, cercando di far divertire anche chi ascolta, perché poi alla fine è soprattutto questo che ci interessa!
F.: Non è stato facile, abbiamo dovuto lavorare molto, ma con qualche sacrificio ed uno sbattimento non indifferente siamo riusciti a dare vita a tutto questo, perciò, diciamo che possiamo ritenerci ampiamente soddisfatti!
- Che origine ha il nome “Folkstone”?
L.: Come per tutti i veri professionisti, non ha nessun senso! (risate n.d.r.) O meglio, quando è nato, è stato letteralmente sparato a caso dal batterista: stavamo bevendo una birra e pensando alla band, ad un certo punto lui ci ha guardati ed ha proposto questo nome.. una sorta di illuminzione! (risate n.d.r.). Che dire, suonava bene, ci piaceva, perciò abbiamo deciso di chiamarci così!
F.: In seguito ci siamo accorti effettivamente che questo nome, venuto così, quasi per caso, portava dentro di sé un senso. La nostra culla, il luogo dove abbiamo iniziato e dove suoniamo di più in assoluto è la Val Camonica, sopra Brescia, lì si trovano le incisioni rupestri, patrimonio dell'Unesco, abbiamo fatto due più due: dicendo Folkstone abbiamo pensato subito a questo: alle pietre incise che appartengono alle nostre Valli, perciò non vi erano dubbi che quello doveva essere il nome della band.
L.: Sottolinea anche il legame che abbiamo con la nostra terra, che per noi è molto importante! Intendiamoci, non in senso nazionalistico o politico, non siamo interessati a questo! Ci sta a cuore piuttosto il legame con i luoghi che consideriamo casa nostra: le nostre montagne, le nostre osterie...non vogliamo assolutamente andare oltre!
- Dal momento che prima avete detto che una delle vostre grandi passioni è il periodo Medioevo, cosa si prova a viverselo addosso?
L.: E' difficile rispondere a questa domanda, perché personalmente me lo sono sempre vissuto addosso! Autodefinirsi è difficile, noi siamo per natura molto grezzi nel senso medievale del termine, sembriamo fatti apposta per questo!
F.: Diciamo che noi rappresentiamo la parte grezza appunto del Medioevo, non certo i nobili! Non lo definirei uno stile di vita, però certo, a noi riesce naturale essere così come siamo, forse anche perché vivere con lo spirito medievale vuol dire essere un più semplice, non costruiti!
- E' da questo punto di vista che trova la sua perfetta collocazione la cover di Branduardi “Vanità di Vanità” che proponete nei vostri live?
L.: Esatto! Rende perfettamente l'idea della semplicità, del non essere complessi o appunto costruiti!! Infatti abbiamo dedico di inserirla nei nostri live, perché è un pezzo che sentiamo come rappresentativo del nostro spirito, che è quello di non prendersi mai tropo sul serio. Siamo “animali da osteria” con i loro pensieri e la loro voglia di divertirsi.
- La scelta di cantare in italiano poteva esser un “ostacolo”, mentre si è rivelata consona e vincente. Eravate tutti d'accordo su questo vostro tratto distintivo?
L.: Ciò che a noi interessa è farci capire dalle persone che vengono ad ascoltarci, per cui da subito abbiamo deciso di cantare i nostri pezzi in italiano, con qualche spruzzata di dialetto bergamasco, che dà quel tocco di colore in più! Cantare in inglese testi che parlano di noi e della nostra valle ci sembrava una cosa fredda, sicuramente distante da quello che siamo. Certo, l'inglese apre da subito più porte rispetto all'italiano, però se si ha costanza e si va avanti credendo in quello che si fa si arriva dovunque, con più fatica, ma ci arrivi anche tu.
F.: Cantare in inglese sarebbe stato un qualcosa di costruito, di non nostro, quindi alla fine, all'unanimità abbiamo deciso per l'italiano. Oggi possiamo dire che è stata una scommessa vinta! Ciò che soprattutto ci ha gratificati è stato che anche il fatto che le persone che ci ascoltano hanno apprezzato questa scelta e la cosa più bella ai concerti è quando il pubblico canta da solo le tue canzoni... ci dà un'emozione che è indescrivibile!
L.: Forse proprio questo ci ha permesso di fare settanta date: non perché ci fosse un'agenzia, un management che ci spingesse, ma proprio perché sono le persone che ci chiamano perché hanno piacere ad ascoltare le nostre canzoni, apprezzando veramente il nostro lavoro... questo ci riempie di orgoglio! Credendo in questo, giriamo l'Italia e sconfiniamo anche all'estero, portando il nostro folk metal italiano! Finire sotto una grossa major non fa per noi, c'è il rischio di fossilizzarsi e non crescere e non volgiamo finire così. Anche il prossimo album seguirà questa linea perché siamo soddisfatti di quanto abbiamo realizzato fino ad adesso e in un certo senso non vogliamo entrare “nel giro”!
- Ecco, parliamo appunto di questo vostro prossimo album:a che punto sono i lavori?
L.: Direi a buon punto! Abbiamo già fatto la pre-produzione del nuovo album e speriamo possa uscire per il prossimo febbraio... poi dobbiamo vedere, perché i Folkstone a volte nei tempi sono scandalosi (risate n.d.r.) …
F.: Su questo punto io non sono pienamente d'accordo con il signore qui di fianco (risate n.d.r.): se il nostro primo album è uscito nella primavera del 2008, mentre il secondo, contrattempi permettendo, lo sarà per febbraio 2010, direi che rimaniamo pienamente nei tempi! Se poi pensiamo che in questi due anni abbiamo avuto un'attività live di circa centoventi date, vuol dire che qualcosa siamo stati in grado di fare e che più di così i tempi non potevano essere accorciati!
L.: Sono d'accordo, però personalmente mi sarebbe piaciuto “forzare” un po' di più i tempi, ma questa è più una disputa nostra! (risate n.d.r.) Comunque alla fine il secondo album uscirà a febbraio sempre con la stessa casa discografica, che con il primo album ci ha trattati davvero molto bene. E' una label piccola, ma ha realizzato con noi un buon lavoro, per questo ci sembrava giusto continuare la collaborazione. Abbiamo anche già fissata qualche date in Germania, quindi, dai, va bene così!
- Per quanto riguarda la line up, siete riusciti finalmente a trovare un po' di stabilità?
F.: Speriamo! Sai è difficile gestire una band con otto elementi, tra l'altro tutti con il proprio lavoro da incastrare con una consistente attività live come quella che abbiamo avuto quest'anno!
L.: sicuramente c'è uno zoccolo di base che siamo noi che abbiamo dato vita alla band, poi, per esempio abbiamo cambiato tre chitarristi, ora sembra che siamo riusciti a trovare il giusto elemento; l'arpa è entrata in line up da poco, infatti non tutti i pezzi la prevedono. Speriamo che si vada avanti con la stabilità di adesso, anche se effettivamente, ripeto, quando si è così tanti, è difficile restare uniti.
F.: Prima vi abbiamo detto che i Folkstone sono nati per divertimento, quindi, quando suoniamo, vogliamo che questo divertimento sia condiviso da tutti. Se questa condizione viene meno, non ha senso andare avanti. Non vogliamo avere sessionman, perché così il nostro spirito verrebbe meno.
- Girando per l'Europa con i vostri live, avete trovato qualche differenza tra le band italiane e quelle straniere?
L.:No, sinceramente non noto nessuna differenza, anzi direi piuttosto che ci accomuna la stessa passione per la musica. Parlerei piuttosto della differenza di organizzazione che abbiamo potuto vedere tra l'Italia e l'estero, che si traduce, come ormai si sa da tempo, in più possibilità di suonare ma soprattutto di precisione e rispetto del lavoro sia delle band più affermate, sia di quelle più piccole. Fuori dai nostri confini, la professionalità è un'altra e forse anche la mentalità con cui il locale o il grosso evento si approccia al gruppo è qualcosa di davvero lontano da quanto avviene da noi.
- Un'ultima domanda, stiamo parlando della vostra attività live: oltre che come musicisti in agosto vi abbiamo visti diventare anche organizzatori del Fosch Fest, tra l'altro, ottenendo anche in quella circostanza ottimi risultati...
L.: Il Fosch Fest è stato un altro nostro ottimo risultato! Dico la verità, non ci aspettavamo una cosa del genere... noi stimavamo al massimo mille, milleduecento persone e saremmo stati strafelici così! In realtà siamo arrivati ad avere tremila persone, una cosa che davvero non credevamo possibile!Dico la verità, l'abbiamo fatto per la gloria, nel senso che da tre anni partecipavamo al Fosch Fest come band,questo tra l'altro è stato uno dei primi festival con un bel palco che ci ha dato l'opportunità di suonare dal vivo ed ogni volta abbiamo avuto un buon riscontro di pubblico. Quindi quest'anno abbiamo provato a proporci come organizzatori per la giornata di sabato, che volevamo appunto dedicare al folk metal, chiamando anche altre band italiane e non, che condividono questo nostro stesso genere. L'idea è piaciuta e l'organizzazione ha deciso di darci fiducia e devo dire che comunque anche per loro è stata una scommessa. Sai, è sempre più facile andare sul sicuro ed invitare magari qualche cover band, quelle tirano sempre, piuttosto che sperimentare qualche terreno nuovo. Insomma, il risultato lo avete visto, è andata benissimo, tremila persone ad assistere al concerto! Ripeteremo l'esperienza l'anno prossimo, facendo anche di meglio: stiamo già pensando di provare a realizzare una due giorni con tanto di campeggio dove chi viene da lontano possa fermarsi a dormire, mentre per quanto riguarda la futura bill, speriamo di riuscire a portare qualche nome internazionale, magari più grande dei Folkstone, che non ci vuole molto ( risate n.d.r.) così raggiungeremo sicuramente il doppio dei partecipanti!
F.: Visto il buon risultato raggiunto, come diceva Lore, l'anno prossimo ripeteremo l'esperienza e quello che speriamo è che questo festival possa diventare un appuntamento fisso per quanto riguarda il folk metal e generi affini... quindi già adesso vi diciamo che vi aspettiamo numerosi!
Lore e Ferro salutano così i giornalisti e iniziano a prepararsi perché a breve dovranno salire sul palco davanti ad un pubblico come sempre numeroso impaziente di dissetare la sete di folk con la musica che questa serata saprà regale. Non perdete il live report che a breve sarà on line!
Elisa Penati
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