Trick or Treat - Tin Soldiers

 

 

 

I Trick Or Treat sono un quintetto italiano dedito al power metal, genere che ha vissuto tempi d’oro ed altri di crisi, comunque portato avanti nel tempo dignitosamente da numerose band.
E’ innegabile che i capostipiti del power, i famosi Helloween, abbiano ancora oggi un consistente strascico di fedeli; meritevoli di avere dato i natali a questo stile musicale e di aver pubblicato dei classici che hanno fatto storia, i due “Keeper” su tutti, proseguono per la loro strada, affastellata da continui cambi di line-up, tra pochi alti e molti bassi, consci di avere estimatori e fan sparsi in tutto il mondo.
I Nostri fanno parte di questi e come molti altri iniziano come cover band degli Helloween, fino alla pubblicazione del primo album “Evil needs candy too”,coronato da un meritato successo, seguito dal nuovo “Tin Soldiers”, sicuramente più maturo, elaborato e godibile del precedente. I Tricks svolgono il loro compito di messaggeri del verbo power egregiamente, anche se nell’aria si respira  ancora un pizzico dello spirito delle zucche tedesche a dettare modi e tempi d’esecuzione. Nonostante ciò va sottolineato che“Tin Soldiers” rimane un album facilmente fruibile, con buone canzoni ottimamente suonate ed arrangiate. La breve intro “A night in the toyshop” lascia campo libero alla velocità di “Paper dragon”, puro power metal scandito da un drumming preciso e d’impatto, che i fan più datati del genere apprezzeranno sicuramente. La voce di Alessandro si fa subito notare per pulizia ed estensione; i paragoni si sprecheranno (Micheal Kiske, Andy Deris, Andrè Matos), ma Alessandro passa la prova a pieni voti perché non fatica a creare il suo stile vocale senza tentare di imitare nessuno. La successiva “Take your chance” rallenta il passo e si sposta su stilemi più cari all’AOR, con lievi inserimenti di tastiere che pur senza invadere la struttura del pezzo, gli donano una veste molto più melodica e meno aggressiva. Degna di nota la presenza come Guest Star di un personaggio molto conosciuto ed apprezzato in ambito metal: lo strepitoso Michele Luppi (Vision Divine/Killing Touch), che non sbaglia un colpo e si conferma un fantastico performer. L’album prosegue con la martellante “Freedom” che si assesta su un buon livello compositivo e scorre via liscia. Quello che segue è però il capolavoro del disco che risponde al nome di “Hello moon”. Altra Guest Star dell’album il qui presente Micheal Kiske (che ritroviamo anche nella traccia 8), amato odiato ex vocalist degli Helloween. Inizio con una chitarra acustica, si inseriscono le tastiere ed il gioco è fatto, un esempio di AOR con una stupenda melodia ed uno stile che ci riporta alla mente i grandi del passato (Journey, Bad English) e del presente (Gotthard, House of Lords). Le successive “Elevator in the sky” e ”Loser song” sono due brani classicamente power, che non brillano per originalità ma nel complesso risultano ben riusciti, con i loro complessivi nove minuti circa di doppia cassa tritatutto. Come ogni album che si rispetti non può mancare la ballata :“Tears against your smile” è l’esempio di come una canzone lenta e melodica può diventare un must anche per una band fondamentalmente orientata a musica speed. Come già anticipato ritroviamo il grandissimo Micheal Kiske, che con la sua voce sa regalarci grandi emozioni e che ai fan d’annata farà scendere qualche lacrimuccia, in linea con il titolo del brano. Si riparte con la discreta “Final destination”, che riprende il discorso lasciato in sospeso dalle composizioni power style del disco e ci conferma tecnica compositiva e perizia esecutiva del combo. La chiusura di Tin Soldiers è affidata alla “Titletrack”, divisa in due parti, la prima inizia con una marcetta che riporta alla mente il passo dei soldati per poi sfociare in uno strumentale carico ed evocativo; questa lascia poi il posto alla seconda, una song veloce e nervosa con una superlativa prova delle chitarre nella parte centrale, che risulta un perfetto incrocio tra un brano rock/melodico ed una cavalcata power. La canzone termina infine con un arpeggio di chitarra che ricorda la Intro, portando alla conclusione un album di ottima fattura.
E’ importante non sottovalutare quanto sia complicato oggi comporre un album di classico power metal senza incappare nei clichè del genere, ormai battuto in lungo e in largo ed ampiamente saccheggiato per decenni. I Trick Or Treat riescono in questo intento con canzoni immediate e fresche, che godono anche di una azzeccata tracklist. Intendo dire che avere posizionato i brani più veloci alternati ad altri più melodici può essere d’aiuto all’ascolto anche da parte di chi poco digerisce il power/speed metal. Buona anche l’idea di separare la titletrack in due parti donandole una parvenza di “mini suite”.
Consiglio questo album a tutti coloro che ad ogni uscita discografica degli ultimi dieci anni a nome Helloween, Gammaray ed Angra si aspettano una ventata di freschezza ed invece ritrovano idee stantie ed inevitabilmente mettono sul giradischi sempre i soliti vinili d’epoca. Diamo supporto a band come i Trick Or Treat che con album di questa caratura dimostrano che ancora si può pubblicare ottima musica, soprattutto quando composta con il cuore e non solo per riempire il portafoglio. Ottimo disco!


Alessandro Ebuli

 

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