Crucified Barbara 26/07/09

 

 

Se l'hard rock fosse, grammaticalmente parlando, di genere femminile, loro ne sarebbero la perfetta incarnazione! Quattro visi “angelici” e corpi mozzafiato agghindati con pelle, borchie e tatuaggi fanno da contorno ad un temperamento d'acciaio da vere e proprie rockers. Sono le Crucified Barbara che quattro anni dopo l'uscita del primo “In Distortion We Trust” tornano a stupire il pubblico di tutto il mondo con “Till Death Do Us Party”. Dopo vari impegni seguiti all'uscita del nuovo album, le quattro barbies rock arrivano in Italia per una tre giorni che ha come tappe Cuneo, Cervia ed Acquafredda per presentare ai fans italiani la loro ultima fatica. Proprio ad Acquafredda noi di MusicTarget abbiamo il piacere di incontrare la singer Mia Coldheart per fare quattro chiacchiere relative all'ultimo corso degli eventi in casa Crucified Barbara. Ecco quanto ci ha raccontato poco prima di salire sul palco, buona lettura!


Alessandro: Ciao Mia, per noi è un piacere incontrarti, allora, cominciamo col parlare del vostro ultimo album “Till Death Do Us Party”, ce lo potresti presentare in poche parole?

Mia: Il piacere è tutto mio...sì, volentieri, per “Till Death Do Us Party” abbiamo voluto creare un qualcosa che avesse un sound molto più “live”, più duro rispetto al precedente “In Distortion We Trust” e ritengo che ci siamo davvero riuscite! Abbiamo lavorato anche molto di più sulla composizione dei testi perchè ci siamo accorte di aver acquisito maggior esperienza anche in questo campo ed abbiamo dedicato molto più tempo e concentrazione alla stesura di buoni pezzi...insomma penso che siamo riuscite ad evolverci sia sul sound che nel songwriting! Credo che “In Distortion We Trust” sia stato, diciamo, un po' una “prova” e come tale abbia avuto i suoi alti e bassi, mentre con “Till Death Do Us Party” ci siamo imposte di non risultare scontate ed il risultato ci piace! Insomma, siamo molto orgogliose di questo nostro secondo album il cui parto ha richiesto davvero moltissimo tempo.


A.: Una curiosità personale: “Till Death Do Us Party”... perchè questo titolo così “grottesco”?

M.: Si, abbiamo cercato un titolo che colpisse l'attenzione! Trovare un titolo al proprio album non è mai una scelta facile, ma questo devo dire che ci ha subito convinte. Deriva dalla parte finale della formula relativa ai voti matrimoniali “Till death us do part” e la nostra band è un po' come un matrimonio (ndr: risate). La band ci ha molto unite ed ormai passiamo davvero tanto tempo insieme e ci accorgiamo ogni giorno che tutto va sempre meglio, ecco il perchè abbiamo voluto scegliere questo titolo; “party” perchè ovviamente a noi piace divertirci...


A.: Il suono di questo album è stato giudicato dalla critica e come poco fa hai detto anche tu, molto più heavy rispetto al precedente; nei quattro anni intercorsi che separano questi due lavori, come e quando il vostro sound è cambiato?

M.: Penso che il risultato di questo album e di quello che avete sentito, non sia dovuto al “pensare” di cambiare qualcosa, ma sia semplicemente stato una conseguenza dell'esperienza che noi quattro abbiamo acquisito suonando ai live e nelle apparizioni in pubblico di questi anni. “Till Death Do Us Party” lo abbiamo fortemente voluto così e la sua essenza non è legata per niente al voler piacere ad un determinato pubblico piuttosto che ad un altro. A noi interessava essere molto più “metal” rispetto al precedente “In Distortion We Trust” e così abbiamo fatto! Anche perchè pensiamo di avere un pubblico molto vasto ed eterogeneo che va al di là del genere in cui noi possiamo essere catalogate ed è molto bello riuscire a catturare l'attenzione di ascoltatori anche molto diversi tra loro come giovani, meno giovani, punk, motociclisti,metallari, rocker ed anche persone che non hanno mai ascoltato rock!


A.: Torniamo un attimo sui testi di “Till Death Do Us Party”: si parla di sentimenti come l'amore, l'odio, c'è spazio per la gelosia, la depressione, il coraggio di ripartire dopo una brutta relazione o un'amicizia finita male. Qual'è, sempre che ci sia, la dose di esperienza personale in tutto questo?

M.: Beh, personalmente ho scritto buona parte dei testi, mentre alcuni li abbiamo scritti insieme... io penso che ogni testo sia personale, non mi piace scrivere solo perché devi farlo e di conseguenza senza provare alcun sentimento verso quello che sto raccontando. Quando scriviamo, cerchiamo sempre di metterci i nostri sentimenti, le nostre emozioni non c'è mai nulla di finto o costruito...per esempio, nel primo album abbiamo preso un po' di esperienze da ognuna di noi e le abbiamo fuse insieme...insomma ritengo che sia meglio scrivere utilizzando sempre le proprie esperienze personali, piuttosto che inventare qualcosa solo per essere più “fichi” e “rock'n'roll”. “Sex Action”, del quale abbiamo poi realizzato anche il video, forse proprio perchè lo sentivamo nostro al cento per cento, è un pezzo molto semplice, eppure ci abbiamo lavorato molto, cercando di inserire in questa canzone quanto piùdi nostro potevamo! Personalmente c'erano molte cose che mi giravano nella testa in quel momento e volevo fare in modo di inserire e trasmettere quei pensieri giusti al posto giusto.


A.: “Till Death Do Us Party” vede la collaborazione di Mats Leven nella veste di produttore. Com'è nata la collaborazione con questo artista?

M.: Conosciamo Mats già da un po' di tempo ed ora lui vive anche a Stoccolma (Mats Leven è originario di Goteborg n.d.r.) ed abbiamo anche la stessa label. Innanzitutto lo abbiamo sempre ammirato e considerato un fantastico cantante, personalmente ho sempre amato tutto quello che ha fatto e ritengo che sia un cantante capace ed un musicista dotato di un grande talento, in grado di trasformare qualsiasi cosa lui canti in qualcosa di assolutamente fantastico... sono realmente impressionata da lui! Le cose sono andate in questo modo: noi stavamo appunto cercando un produttore ed abbiamo trovato molte persone disponibili che però ci dicevano: “Sappiamo cosa siete in grado di fare, se verrete da noi vi diremo noi come poterlo fare”. E' ovvio che ogni produttore cerca sempre di dare una sua impronta personale al disco a cui lavora, però noi quattro non volevamo che questo accadesse, o per lo meno non volevamo che entrassero dettagli, sfumature che non ci piacessero: questa è anche una delle ragioni per cui il nostro secondo album è uscito molto tempo dopo rispetto al primo. Abbiamo quindi deciso di concentrarci solo ed esclusivamente sulla stesura dei brani, lasciando perdere il problema di trovare un produttore, almeno fino a quando non avevamo qualcosa di assolutamente nostro tra le mani. Una volta fatto questo avremmo potuto presentare il nostro lavoro al produttore e lasciare che inserisse un tocco finale, ma nulla di più. Quando abbiamo finito di lavorare su “Till Death Do Us Party” ci siamo rivolte a Mats per avere un suo parere professionale e lui è tornato da noi con un sacco di ottime idee e ci ha anche detto di essere fermamente intenzionato a produrre tutto quello che aveva sentito... quindi ecco qui come è nata la nostra collaborazione!

A.: indubbiamente avete intrapreso una strada non facile da percorrere... ma si sa che il mondo della musica ha dei lupi affamati ovunque e bisogna sapersi difendere portando avanti le proprie scelte...

M.: Certo sono assolutamente d'accordo con te! Non abbiamo remore sulla scelta di Mats, nonostante molte persone ci abbiano chiesto il perchè, visto che tutti lo conoscevano come ottimo cantante ma non come produttore. Noi sappiamo che lui fa buona musica e che sicuramente avrebbe portato le sue capacità anche nella produzione del nostro album.


A.: Facciamo un salto indietro al 2006 quando siete state in tour con i Motorhead... che ricordo ne avete e cosa vi ha dato questa importante esperienza?

M.: All'inizio abbiamo fatto circa venti date con loro in Inghilterra ed è stato il primo lungo tour della nostra carriera di supporto ad una band famosa in tutto il mondo. Certo, prima di questa esperienza siamo state on the raod in tutta Europa, ma questo con i Motorhead è stato proprio “IL TOUR”.

Abbiamo dovuto fare qualche passo indietro, nel senso che abbiamo dovuto tornare a lavorare sui pezzi per dare sempre in sede live un'ottima impressione al pubblico che di volta in volta ci trovavamo sotto al palco e questa è stata una cosa, forse la più importante, che abbiamo imparato proprio dai Motorhead, che sanno veramente rispettare il loro pubblico e i loro supporters offrendo sempre della buona musica suonata magistralmente. Per noi è stata dura più che altro la parte degli spostamenti, abbiamo imparato che ciò che non uccide ti rende più forte...è comunque stata un grandissima avventura!


A.: In generale l'attività live per una band è molto importante. Nella vostra carriera avete dedicato ampio spazio a questa che vi ha portato sui palchi di tutto il mondo. Com'è la vita “on the road”? C'è qualche concerto in particolare che vi ha lasciato qualcosa in più rispetto agli altri?

M.: Si, l'attività live è divertente ma anche estremamente stancante! Certamente ci si diverte moltissimo, proprio una delle cose più belle è il fatto che si incontrino sempre un sacco di nuove persone. Non c'è mai tempo però per visitare le città in cui suoniamo, anzi, di solito riusciamo a vedere solo il pub vicino al palco, giusto per berci una birra dopo il concerto e a dir la verità non abbiamo neanche molto tempo per gustarcela! Quando il palco è smontato, dobbiamo rimetterci in viaggio subito per la nuova destinazione... quella live rimane comunque un'esperienza spettacolare! Ci sono un sacco di posti che ci sono rimasti nel cuore, nessuno è preferito ad un altro. In Italia c'è un audience fantastico, per esempio proprio a Cuneo (la prima data italiana di questo minitour n.d.r.) tutte noi siamo rimaste estasiate dal numero e dalla partecipazione delle persone presenti, ci torneremo sicuramente! Suonare nei club o nei posti dove si è così a contatto col pubblico è come una grande riunione di famiglia ed è sempre stupendo riuscire a raccogliere così tante persone con il nostro rock svedese.


A.: Ecco, infatti, qui in Italia avete fatto tre date: Cuneo, Cerbia e stasera Acquafredda... come mai questo mini tour italiano?

M.: Perchè? Perchè no?! Volevamo suonare molto di più quest'estate, ma sfortunatamente abbiamo cambiato la booking agency in Svezia e questo non ci ha permesso di fare tutte le date che avevamo in programma... pensa che i nostri piani erano quelli di suonare ogni weekend! Insomma tra tutto, alla fine siamo riusciti a organizzare questa cosa e siamo molto contente di essere qui in Italia!


A.: Un' ultima domanda di rito, poi vi lascio preparare per il vostro show... quali progetti avete per il futuro?

M.: Beh...stiamo progettando un tour previsto tra novembre e dicembre che ci porterà in giro per tutta l'Europa e finito questo ci metteremo subito al lavoro sul nuovo album... siamo veramente cariche! ( risate n.d.r.) Scherzi a parte, per ora abbiamo in mente questo!


A.: Bene, Mia, abbiamo finito! Noi ti ringraziamo per la tua simpatia e la tua disponibilità e aspettiamo di vedervi sul palco... se ti va lascia un saluto ai nostri lettori!

M.: Certamente... Hi, Ciao...! La prossima volta spero di sapere qualche parola in più in italiano, ho molti amici italiani adesso! Grazie a voi è astato un piacere anche per me, a presto!


Salutiamo così Mia e la lasciamo andare a prepararsi perchè a breve la rivedremo insieme alle Crucified Barbara sul palco del Black Rose per un concerto che si preannuncia essere davvero molto carico di energia. Non perdetevi il live&photo report che a breve sarà pubblicati!



Alessandro Mariani

Elisa Penati