Massimo Priviero 28/03/09

 

 

 

 

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Da tempo l'evento era annunciato su siti di musica e locandine pubblicitarie di bar e locali: rimandato e poi confermato, l'ultimo concerto in occasione della chiusura definitiva del Rolling Stone di Milano sarebbe stato uno show di Massimo Priviero in versione full-band, destinato alla registrazione ufficiale per la realizzazione di un cd live e, soprattutto, di un dvd.

Con la consapevolezza dell'importanza della serata, forse con un po' di emozione per il fatto di avere puntate addosso delle telecamere, ma sicuramente con la coscienza di non avere nulla di più da dimostrare al suo pubblico di quanto già non faccia in qualsiasi suo concerto, Priviero si presenta sul palco di Milano con la “divisa d'ordinanza” dei suoi live, quasi a rimarcare il fatto di voler essere sempre la stessa persona che gli amanti della sua musica apprezzano anche in occasione di un avvenimento speciale. La voce rabbiosa di sempre e quella sei corde a tracolla impugnata come una mitragliatrice sono le armi di cui Priviero si avvale da sempre per diffondere il messaggio di disprezzo nei confronti della guerra: un pensiero diretto come pochi altri, che prende forma in canzoni di spessore come 'Nikolajevka' e 'La Strada Del Davai', esempi di splendide ballad in cui la lontananza del soldato dalla terra natale e il dubbio del ritorno a casa sono messi in primo piano. La 'vacca guerra' che Priviero ripudia è la stessa 'War' che Bruce Springsteen condanna nella medesima cover  firmata Whitfield/Strong eseguita più volte tra il 'Born In The USA' ed il 'Tunnel Of Love Tour'. Con questo collegamento al rocker del New Jersey, vorrei chiarire che i paragoni spesso scomodi che molti fanno tra Springsteen e Massimo Priviero, tenendo conto soltanto dell'ottica commerciale, dovrebbero essere più spesso ricercati nello stesso tipo di provenienza sociale dei due. Un dato, questo, che a mio avviso spiega molte vicinanze nel modo di vedere le cose ( in 'Giustizia E Libertà', ad esempio, la “gente che paga per il colore della pelle” e “per il colore della fame” è la stessa gente che identifichiamo rispettivamente in 'American Skin/41 Shots' e nei racconti di tutto 'The Ghost Of Tom Joad' ). Anche l'interpretazione viscerale e sentita di ogni pezzo, il sudore che gronda dalla fronte non solo per lo sforzo fisico ma anche per la concentrazione sulla denuncia sociale di turno sono caratteristiche che accomunano i due cantanti: ieri a Milano, fin dal primo pezzo eseguito, gli intenditori l'avranno capito subito, nel passaggio in cui, durante 'Bellitalia', si dice: “...c'è qualcuno vivo... c'è qualcuno là?”. Quasi una traduzione nella nostra lingua del famoso bridge di 'Radio Nowhere', insomma, volto a tracciare un parallelismo tra il disorientamento sociale odierno del cittadino italiano al pari di quello americano. Anche “l'uomo che spara alla sua TV” ricorda la stessa scena fotografata in '57 Channels ( And Nothin' On )': un chiaro attacco, questo, a tutto ciò che oggi sta facendo perdere i valori delle persone. Nel mirino di questa frase, in tutti i sensi, i media e i dilaganti messaggi televisivi che forniscono un'immagine distorta della realtà e che contribuiscono ad espandere a macchia d'olio  una certa superficialità globale all'insegna del consumismo e della banalità. Davvero una opening-track ad effetto, con uno scatenato Michele Gazich al violino e un ispiratissimo Alex Cambise alla chitarra elettrica, per l'occasione più showman del solito a causa della presenza delle telecamere per la realizzazione del DVD ufficiale della serata. Tra il pubblico, molti fedelissimi e anche gradite facce nuove a gremire il Rolling Stones in una fredda giornata di lampi e pioggia, durante la quale il tuono più fragoroso che si è udito è sembrato essere ancora una volta la potenza sprigionata dalle corde vocali di Massimo: col supporto di un eclettico Onofrio La Viola al piano, si susseguono alcuni grandi successi “tirati” dell'artista veneto tra i quali spiccano 'Dolce Resistenza' e 'Nessuna Resa Mai', alternati da notevoli ballad come 'Fragole A Milano' e 'Grande Mare', entrambe dal sapore dolceamaro e autobiografico, seppure in maniera diversa tra loro. Questi ultimi due brani sono stati accolti da una vera e propria ovazione del pubblico, al quale vengono concessi anche un paio di assaggi di poesia dell'intramontabile Dylan ( una versione piuttosto “carica” di 'Mr. Tambourine Man', ndr ) e del sempreverde rock dei Creedence Clearwater Revival ( 'Proud Mary' durante la presentazione della band, ndr ). In questa fase del concerto Massimo è apparso più rilassato e sorridente, concedendosi una pausa dall'impegno musicale e divertendosi col partecipe sing-along del pubblico milanese. Si va avanti con grandi canzoni del passato ( 'Bambina Di Strada', grazie ai nuovi arrangiamenti ascoltabili anche sul 'Best Of' riarrangiato e presentato proprio ieri, brilla di una inedita bellezza ) e classici da concerto di Priviero, come la potente 'Spari Nel Cielo' e la commovente firma Tenco 'Ciao Amore Ciao', in un mosaico di performance superlative da parte di tutti i musicisti presenti sul palco. Dopo quasi due ore di musica senza interruzioni arriva l'ora dell'ultimo pezzo. I fans già sanno di cosa si tratterà: si accendono macchine fotografiche, telefonini e videocamere pronti a immortalare la “specialità della casa”. E' un dato di fatto: come canta “We Shall Overcome” Massimo Priviero non la canta nessuno, forse neanche quel Boss di cui il sottoscritto è un fan sfegatato e che ha sicuramente contribuito di recente a rendere più popolare quel capolavoro griffato Pete Seeger. E' l'ultimo ruggito di Massimo prima dei saluti, prima di alzare il braccio stremato dallo sforzo fisico e inginocchiarsi davanti all'asta del microfono per raccogliere meritati applausi, regalare un sorriso soddisfatto e dare l'arrivederci ad un pubblico che si è meritato la registrazione ufficiale di una serata indimenticabile. Per chi c'era e soprattutto per chi non c'era, cd e dvd di quella notte di marzo sono un acquisto caldamente consigliato, così come caldamente consigliate dalla redazione di Musictarget.it sono le partecipazioni ai futuri concerti di Priviero. Uno che, per intenderci, sia che suoni al Giants Stadium, al Rolling Stone o al locale di paese da cinquanta posti regala sempre la stessa grinta, lo stesso cuore e la medesima passione a chi lo va ad ascoltare. Un personaggio come pochi se ne trovano oggi nel music-business, ma che dico... music- business..? Sono sicuro che al mio amico Massimo questa terminologia piaccia fino a un certo punto... l'avrete capito anche voi...


Marco 'Rice' Ricci


La redazione di Musictarget ringrazia ancora una volta Massimo Priviero, la sua band e il suo staff per la cordialità e la serietà dimostrata.

 

 

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