Elvenking 22/03/09

 

 

 

 

 

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Poco più di un anno fa gli Elvenking ci avevano regalato una rivisitazione romantica degli aspetti della morte con l'oscuro sound di  “The Scythe”. Oggi tornano con un esperimento  acustico“ Two Tragedy Poets... And a Caravan of  Weird Figures”  invitandoci ad immergerci ed a lasciarci trasportare dalle melodie più delicate di questo ultimo lavoro. Dopo aver ricevuto critiche positive su tutte le riviste di settore eccoli arrivare anche in sede live.
Proprio in occasione della data al Thunder Road di Codevilla (PV) del 22 marzo come ospiti dei Secret Sphere, che questa sera  festeggiano il loro decimo compleanno, ho il piacere di incontrare il frontman Damnagoras ed il bassista Gorlan che, con estrema simpatia, si concedono ad un intervista per Musictarget.
Ecco quanto ci hanno raccontato dopo il sound check, poco prima di salire sul palco. Buona lettura!


Elisa: Partiamo dal vostro ultimo album “Two Tragedy Poets”: questo lavoro acustico è stato da voi definito come un “esperimento” che  ha prodotto su di voi un grande stimolo artistico. Avete voglia di spiegarmi in che modo?
Damna: La risposta è semplice, vedi, era da tempo che volevamo provare a cimentarci in un episodio acustico, dal momento che le nostre radici musicali vengono anche da una dimensione più propriamente folkloristica ed appunto acustica. Accanto alla strada più rock ed heavy, che ha contraddistinto la nostra produzione fino ad ora, da sempre avremmo voluto realizzare qualcosa, anche solo un mini EP, che ci desse la possibilità di sfogare anche questo nostro lato. Ad essere sincere, poi, la nascita dell'album è stata del tutto casuale: un giorno abbiamo parlato con la nostra casa discografica, manifestando il desiderio di realizzare un lavoro di questo tipo, la cui idea di partenza, come ho detto poco fa, era quella di un EP. In realtà, poi, quello che proponevamo è  piaciuto molto, tanto che alla fine ne è nato un intero disco. Da questo punto di vista “Two Tragedy Poests”  è stato un grande stimolo, perché ci ha permesso di riprendere in mano del materiale vecchio, riarrangiarlo e proporlo accanto a brani nuovi, sondando appunto sonorità acustiche.
Gorlan: Siamo molto soddisfatti di ciò che abbiamo realizzato ed indubbiamente lavorare sui pezzi di questo album è stato stimolante anche perché ci ha portati a metterci in gioco su queste nuove sonorità, che comunque ci appartengono da sempre. Rimane però un esperimento, la nostra base è e  heavy.

E.: Come mi avete detto poco fa, quello che all'inizio avevate pensato come un EP, si è poi trasformato in un album vero e proprio ed il tempo di realizzazione è stato breve: “Two Tragedy Poets” esce ad un anno di distanza da “The Schyte”. Questo si può leggere come un segno che per gli Elvenking i tempi erano maturi per affrontare un lavoro  acustico?
G.:
Ad essere sinceri proprio il poco tempo è stato l'elemento che ci ha un po' penalizzati: la fretta non è stata proprio una cosa positiva! La nostra prima idea è nata in marzo; a giugno eravamo già in studio a registrare. Avevamo del materiale già pronto, che avevamo composto negli anni passati, ciò non toglie però che abbiamo fatto il tutto in un arco di tempo davvero breve.
D.: Forse, avendo avuto a nostra disposizione più tempo, avremmo potuto realizzare qualcosa di più soddisfacente o di più curato, comunque siamo contenti del risultato finale. Nel suo insieme acustico l'album ha un suo perché, una sua ben precisa dimensione, che senza troppa fatica si può definire live.
G.: A nostro avviso è un lavoro spontaneo ed anche molto diretto e questo sicuramente è uno dei pregi maggiori di “Two Tragedy Poets”. Insomma, a parte il breve tempo di realizzazione, possiamo ritenerci soddisfatti.


E.:Guardando la vostra produzione, si può notare come i primi due album sondino la fusione con una matrice più power, con forse nel primo qualche innesto death. In “The Winter Wake” questa matrice si fa più heavy, per poi arrivare a “The Scythe” in cui viene alla luce un suono quasi black. L'ultimo è un lavoro  acustico. La vostra è da intendersi come un'evoluzione lineare oppure come un'imprevedibile esplorazione di nuove strade?
D.: Sì...insomma è un casino! (risate n.d.r.). Dunque, se parliamo degli album “regolari” possiamo dire che è un'evoluzione piuttosto naturale. Una caratteristica fondamentale della nostra produzione, però, è quella di non fermarsi su di un genere o su di uno stile: abbiamo sempre voluto portare avanti quello che riteniamo essere il nostro sound, senza darci un “limite”. Probabilmente l'acustico ha un po' disorientato l'ascoltatore, soprattutto in questo momento della nostra storia artistica, nella quale siamo passati da “The Scythe”, che è un album molto heavy, alla dimensione acustica di “Two Tragedy Poests”. A qualcuno, forse, questo potrebbe essere sembrato un passo indietro. Noi abbiamo comunque voluto sottolineare che “Two Tragedy Poets” è stato un esperimento voluto e quindi oggi possiamo dire che l'acustico non fa parte della nostra lineare evoluzione. E' stata un parentesi che ci sentivamo di fare in questo momento, nulla di più. Di certo il nostro prossimo album ripartirà da dove abbiamo interrotto con “The Scythe” ed il nostro sound riprenderà la sua naturale evoluzione da quel punto.


E.: E' stato detto che in questo vostro ultimo lavoro il violino è tornato protagonista, mentre nel precedente “The Scythe” aveva una parte più marginale... questa è un affermazione che a mio avviso potrebbe essere contestata, perché è vero che in “The Scythe” questo strumento ha un ruolo meno da solista, però sicuramente essenziale nell'architettura armonica dei brani, come, per esempio nella linea che tiene sotto l'inciso di “Infection”...
D.:
Ci trovi assolutamente d'accordo! A nostro avviso il violino in “The Scythe” è stato usato in modo molto sapiente: fa proprio parte del sound e dell'insieme delle canzoni, è una parte essenziale dell'arrangiamento. Quello che secondo noi non è stato del tutto capito, come hai detto tu, è che in in quel disco la sua presenza era fondamentale; è un arrangiamento senza il quale la nostra musica non esisterebbe.
G.: Anzi crea proprio le atmosfere più drammatiche, più struggenti...è un po' come funziona per le tastiere: non si possono usare o mettere sempre in primo piano, quando si introducono nel punto e nel momento giusto danno quel tocco in più all'armonia del pezzo.

E.:Passiamo ai testi: i vostri brani evocano spesso immagini intense. La parola, e più in generale la poesia, che importanza rivestono nella vostra musica?
D.:
Per noi sono molto importanti. Oltre alla musica c'è anche la dimensione della parola che collabora a dare spessore ad ogni brano, nel quale è racchiuso un messaggio che attraverso la musica arriva a chi li ascolta. L'ispirazione nasce dalla vita di tutti i giorni, dalle nostre esperienze e dalle emozioni che proviamo nel quotidiano. Per esprimere tutto questo cerchiamo poi delle metafore, comunque, alla fine tutto è frutto della vita che viviamo ogni giorno.

E.:La vostra personalità si compone di un'anima più heavy ed una più romantica; questo si riflette anche sui testi dei vostri brani, nei quali si trovano in perfetto equilibrio situazioni più romantiche accanto a momenti più ironici...
D.:
Sì. Questo è quello a cui puntiamo ogni volta: non lasciare una piattezza, ma dare più sfaccettature. Sicuramente poi, come dicevo prima, la vita stessa ti porta a vivere più sfumature, quindi c'è posto per il lato più serio, più romantico e per quello più scherzoso. Nei nostri testi vogliamo far affiorare entrambi questi aspetti che convivono nella nostra personalità.

E.: Parliamo ora invece delle vostre influenze: in particolare, quanto hanno ispirato il vostro lavoro gli Skyclad degli inizi, quelli della prima parte dell' era Walkyer, soggetto particolarmente attento all'uso della parola ed alla sua alchimia con la musica?
G.:
Da sempre sono uno dei nostri gruppi preferiti, per cui fin dall'inizio i loro album ci hanno dato un grosso apporto su come pensare e intendere la musica in genere. Poi, c'è stato un primo incontro proprio con Martin Walkyer, se non ricordo male al Wacken; era appena uscito “Heathenreel”, gli abbiamo consegnato una copia e nel giro di tre giorni lui ci ha mandato una mail nella quale ci scriveva che il nostro lavoro gli era piaciuto molto. Da quel momento abbiamo cercato di stringere i rapporti, per poter andare un po' oltre! Purtroppo non siamo mai riusciti a concludere per una sua partecipazione effettiva in un nostro disco, però in sede live, qualche tempo fa, abbiamo avuto l'occasione di poter suonare con lui, proprio qui la Thunder Road. Quando è arrivato in Italia abbiamo provato insieme per una settimana e poi abbiamo organizzato questa serata: per noi è stata davvero una grande esperienza.
D.: C'era poi l'idea di realizzare qualcosa con lui alla voce e noi come band di supporto...insomma una specie di tributo. In realtà, a causa di tempi stretti e qualche problema organizzativo, non siamo riusciti a concretizzare, però alla fine quella data è stata un grande momento. Sai, stare sul palco con uno dei più grandi musicisti che ci ha da sempre ispirati, soprattutto a livello di testi, per noi è stato un traguardo importante. I loro primi dischi sono, nel genere, quelli che più ci piacciono, dove il folk è al servizio del metal!
E.: Esattamente quello che succede anche per gli Elvenking... voi siete una band che va oltre il folk, senza voler stare ad affibbiare etichette, che poi non è mai una cosa piacevole...
D.:
Proprio così! Anche se oggi è difficile non essere etichettati come folk, perché è un periodo nel quale è diventato un trend all'interno della scena metal... ci sono molti gruppi folk, però lontani da quello che siamo noi..
G.: In generale oggi nel folk va molto la voce aggressiva, caratteristica che noi non abbiamo...

E.: Bene, ancora qualche piccola curiosità, poi vi lascio andare... “Two Tragedy Poets” è stato recensito molto bene sulle riviste di settore ed attualmente siete impegnati con date in Italia ed all'estero. Potete farmi un bilancio di questi primi mesi?
G.:
Sì, l'abum è stato  apprezzato sia dalla critica che, soprattutto, dai fans...
E.: Il pubblico è sempre la parte più difficile da conquistare...nel metal in particolare...
G.:
Ah sì, l'album precedente è sempre il migliore....
(risate n.d.r.)
D.: Sì è una disperazione insomma!!! (risate n.d.r.)... Scherzi a parte, da sempre si sa che il pubblico metal è tosto da conquistare, ma per  “Two tragedy Poets” possiamo ritenerci soddisfatti. Fino ad ora le cose stanno andando bene sia, appunto, come date sia con la stampa. Proponendo poi i brani nuovi in sede live, tutto sommato ci sembra che l'ascoltatore apprezzi anche questi. In conclusione: bilancio assolutamente positivo!

E.: Per quanto riguarda il concerto di questa sera... siete senza Aydan...
D.:
Stasera siamo senza tutto!!!
G.: Beh, Elyghen già da un anno e mezzo si trova in Irlanda. Per i live , nell'ultimo anno eravamo riusciti ad avere una presenza costante, Eleonora, con cui avevamo instaurato un buon rapporto. Purtroppo anche lei ha avuto degli impegni, legati alla musica classica e quindi attualmente non riesce più a seguirci. In dieci giorni siamo riusciti a trovare Fabio, che si è prestato volentieri, preparandosi egregiamente!
D.: E questo è il primo! Poi Aydan si è fratturato la spalla pochi giorni fa... quindi in una settimana abbiamo rintracciato Leonardo, che anche lui si è preparato i brani in scaletta davvero in poco tempo e probabilmente ci seguirà nelle date di settimana prossima nel nord Europa... insomma siamo un po' una cover band di noi stessi!

E.: In conclusione vi faccio la classica domanda: progetti per il futuro?
D.: Per il chitarrista guarire ovviamente …
(risate n.d.r.) e poi abbiamo un po' di date live imminenti che ci vedranno in tuor per l' Europa.
G.:  Fatto questo ripartiremo a  breve con il songwriting per il nuovo album. Non abbiamo ancora piani certi, però crediamo che per fine anno  probabilmente registreremo qualcosa e quindi possiamo ipotizzare che un nuovo album potrebbe essere pronto nel 2010!


E.: Ok, abbiamo finito... vi ringrazio per la vostra disponibilità..
D.:
Vi ringraziamo noi ed ovviamente un saluto a tutti i vostri lettori!

Saluto così Damna e Gorlan, che con grande simpatia si sono concessi per questa piacevole chiacchierata sul corso degli ultimi eventi in casa Elvenking. Tra poco, però li ritroveremo live come seconda band nella bill di questa serata dedicata al decimo compleanno di un'altra grande  formazione italiana, i Secret Sphere.

Appuntamento dunque a presto con i live reports di un concerto che vedrà sul palco Trick or Treat, Elvenking ed i festeggiati Secret Sphere.

Elisa Penati